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Maltrattamenti in famiglia e durata della convivenza

 La convivenza alternata e di breve durata non esclude il reato di maltrattamenti in famiglia Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 11 febbraio – 7 maggio 2021, n. 17888 Presidente Petruzzellis – Relatore Costanzo Ritenuto in fatto 1. Con sentenza n. 8500 del 2020 la Corte di appello di Milano ha confermato, ma concedendo le circostanze attenuanti generiche e rideterminando la pena, la condanna inflitta dal Tribunale di Milano a O.S.P.A. ex artt. 94 e 572 c.p. per avere maltrattato L.L. - con la quale aveva una relazione sentimentale con periodi di convivenza - ingiuriandola, minacciandola, percuotendola e ledendola nei modi descritti nel capo A delle imputazioni e ex art. 81 c.p., comma 2 e artt. 582 e 585 (con riferimento all’art. 576), e art. 61 c.p., n. 1, per averle procurato le lesioni descritte nel capo B delle imputazioni. 2. Nel ricorso e nelle conclusioni scritte presentate dal difensore di O. si chiede l’annullamento della sentenza deducendo violazione dell’art. ...

Telepass aziendale e peculato

  L'utilizzo del telepass aziendale per il pagamento dei pedaggi con la propria autovettura integra il delitto di peculato ex art. 314 c.p. Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 9 marzo – 10 maggio 2021, n. 18107 Presidente Petruzzellis – Relatore Costanzo Ritenuto in fatto 1. Con sentenza n. 2511/2020 la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza con la quale il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Milano ha condannato B.P.G.  , direttore antincendi presso il ( omissis ) , e D.A. , capo squadra dei Vigili del fuoco in servizio presso il Distaccamento aeroportuale di  omissis , ex art. 81 c.p., comma 2 e art. 314 c.p. per essersi appropriati dei telepass indicati nelle imputazioni per utilizzarli indebitamente con le loro autovetture. 2. Nei ricorsi presentati dai difensori degli imputati si chiede l’annullamento della sentenza. 2.1. Nel ricorso di B. si deducono violazione di legge e vizio della motivazione: a) perché la Corte ha qualificat...

Detenzione in carcere e rischio contagio da Covid-19

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                                     Cassazione, Sez. V, 6 ottobre – 9 dicembre 2020, n. 35013 Il fatto storico Con il provvedimento del 21/4/2020 il G.i.p. di Caltanissetta accoglieva l’istanza ex art. 299 c.p.p., sostituendo la misura originariamente applicata con quella degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazione con persone diverse dai familiari conviventi, ritenendo, da un lato, che lo stato di salute del M. fosse incompatibile col regime carcerario, essendo lo stesso affetto da più patologie che, secondo quanto attestato dal sanitario del carcere, lo facevano ritenere particolarmente esposto a pericolo per la vita in ipotesi di infezione da Covid-19; dall’altro lato, che le esigenze cautelari potessero essere ben salvaguardate con gli arresti domiciliari presso l’abitazione con l’ausilio del braccialetto elettronico. Propone appello ...

Se lo scooter impedisce il passaggio dell'auto è violenza privata.

Il fatto storico Tizio, alla guida del proprio ciclomotore, dirige lo scooter verso l'automobile della persona offesa, impedendo a quest’ultima di poter uscire dal parcheggio. Pur esaurendosi la condotta in pochi minuti e, di fatto, non impedendo alla persona offesa di uscire dal parcheggio alla guida della propria vettura, il centauro è stato condannato per violenza privata ex art. 610 c.p. poiché, ricorda la Corte, il delitto in questione ha natura di reato istantaneo. In altri termini, per la consumazione del reato è irrilevante che la condotta criminosa si protragga nel tempo perché il requisito della violenza si identifica con qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente della libertà di determinazione e di azione la persona offesa che quindi è costretta a fare, tollerare od omettere qualcosa contro la propria volontà. La sentenza Cassazione, sez. V Penale, 16 dicembre 2019 – 4 giugno 2020, n. 16967 Ritenuto in fatto Con la sentenza impugnata la Corte...

Le nuove prove nel giudizio di revisione

Cassazione, Sez. VI, 4 marzo – 27 aprile 2020, n. 12996 Il fatto storico Tizio è condannato in I e II grado per il reato di truffa ex art. 640 c.p. A mezzo del suo difensore, propone istanza di revisione ai sensi dell’art. 629 c.p.p. adducendo la sopravvenienza di una prova nuova in base al disposto di cui all’art. 630 comma II lett. c) c.p.p. Adita la Corte di Appello ex art. 633 c.p.p., il giudice dichiara inammissibile (ai sensi dell’art. 634 c.p.p.) l’istanza di revisione proposta dal ricorrente con riferimento alla sentenza irrevocabile ritenendo che la prova nuova era in realtà nota al ricorrente già nel corso del processo nel quale egli ha riportato condanna definitiva. Avverso l’ordinanza di inammissibilità, Tizio propone ricorso per Cassazione deducendo mancanza di motivazione con riferimento all’art. 630 c.p.p., comma 1, lett. c), norma che consente di richiedere la revisione se dopo la condanna sono sopravvenute o si scoprono nuove prove in base alle quali s...
Cassazione sez. IV 11.12.2014-02.03.2015 n. 9156 La condotta di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali siano estraibili sostanze stupefacenti, sia essa svolta a livello industriale o domestico, è penalmente rilevante anche quando essa sia realizzata per la destinazione del prodotto ad uso personale, spettando piuttosto, in ogni caso, al giudice, avuto riguardo alla singola fattispecie, verificare in concreto l’offensività della condotta ovvero l’inidoneità della sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile. Sulla scorta di tali considerazioni, in una fattispecie in cui il reato di coltivazione era stato ravvisato a carico dell’imputato che risultava avere coltivato “domesticamente” solo cinque piantine di cannabis, dalle quali erano risultati estraibili appena 0,1048 grammi di sostanza stupefacente, di cui non veniva indicato neppure il principio attivo, la Corte ha annullato senza rinvio per insussistenza del fatto. 

Il diritto di satira

della Dott.ssa Alessandra Arfè (Avvocato abilitato al Patrocinio) Il Diritto di Satira. ***** Con sentenza del 31 gennaio 2013 la Suprema Corte di Cassazione annullava la decisione di secondo grado emessa dalla Corte di Appello di Roma, che in riforma della pronuncia di I grado assolveva gli imputati dal reato di diffamazione ex art. 595 c.p. Invero, la condotta diffamatoria posta in essere dagli autori del reato – disegnatore di una vignetta e direttore della testata giornalistica- era consistita nell’aver pubblicato, su di un quotidiano a diffusione nazionale, una illustrazione satirica, irrisoria e denigratoria della reputazione della persona offesa. Il Tribunale di Roma aveva, prima facie, non solo condannato gli imputati alle pene previste dalle legge, ma disponeva altresì in favore della persona offesa costituitasi parte civile, un cospicuo risarcimento del danno. In effetti, più che la caricatura fumettistica, l’offesa all’onorabilità si ravvisava nella didasc...

Il principio di adeguatezza e proporzionalità delle misure cautelari

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          L’art. 13 della Costituzione, sancisce l’inviolabilità della libertà personale quale baluardo insormontabile dello Stato Democratico. Al comma II vincola la restrizione di tale libertà alla sussistenza di un atto motivato dell’autorità giudiziaria, nei soli casi e modi previsti dalla legge. In tal modo, il Costituente ha posto un’eccezione alla inviolabilità di quella che costituisce la principale libertà di ogni Stato moderno, ancorandola al tempo stesso a ben precisi presupposti di fatto e di diritto che, necessariamente, devono ricorrere affinché la si possa legittimamente restringere. Il dettato costituzionale delinea quindi una riserva di legge ed una riserva di giurisdizione, che trovano la loro giusta collocazione rispettivamente agli artt. 272 e 279 c.p.p.