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Imputazione coatta: necessità dell'avviso ex art. 415 bis c.p.p.

Corte Costituzionale ordinanza 12.12.2012 n. 286 Il Gup del Tribunale di Taranto, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 Cost., ha sollevato questione di legittima costituzionale dell’art. 409 c.p.p. nella parte in cui non prevede che, anche in caso di formulazione dell’imputazione su ordine del giudice in seguito al rigetto della richiesta di archiviazione, il pm debba previamente notificare all’indagato l’avviso di conclusione delle indagini ex art. 415 bis c.p.p. Il Gup rileva una disparità di trattamento tra l’ipotesi di cui all’art. 409 comma V c.p.p. e quella dell’esercizio dell’azione penale nelle forme ordinarie, poiché gli artt. 416 e 552 comma II c.p.p. prevedono, a pena di nullità, la notifica dell’avviso e l’interrogatorio qualora lo richieda l’indagato. Lamenta altresì che in tal modo all’imputato sarebbero precluse le garanzie difensive previste dal 415 bis c.p.p. in termini di conoscenza degli atti e, inoltre, che l’apporto investigativo difensivo sarebbe nu...

Compatibilità tra Gip e Giudice del dibattimento

Corte Costituzionale sentenza 21.06.2012 n. 253 La massima: “ è infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 34 c.p.p. nella parte in cui non prevede che non possa esercitare funzioni di giudice del dibattimento il giudice che, precedentemente investito della richiesta di convalida dell’arresto dell’imputato e di successivo giudizio direttissimo, non abbia convalidato l’arresto restituendo gli atti al Pm” . Il giudice a quo , (Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Nardò) ritiene che la norma censurata violerebbe i principi di terzietà ed imparzialità del giudice di cui al comma II dell’ art. 111Costituzione poiché la decisione precedente, collocandosi in una distinta fase processuale, pregiudicherebbe la fondatezza dell’accusa nel successivo giudizio di merito.

Illegittimo l’art. 630 c.p. laddove non prevede una riduzione di pena se il fatto è di lieve entità

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Corte Costituzionale 23- 28 marzo 2012 n. 68 La massima: “ è costituzionalmente illegittimo l’art. 630 c.p. laddove non prevede una riduzione di pena quando per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell’azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità, essendo manifestamente irrazionale, in rapporto al sequestro di estorsione, la mancata previsione di una circostanza attenuante analoga a quella applicabile alla fattispecie del sequestro terroristico o eversivo ex art. 289 bis c.p.” Il Gip del Tribunale di Venezia dubita della legittimità costituzionale dell’art. 630 c.p. poiché la norma violerebbe i principi di ragionevolezza, di personalità della responsabilità penale e della funzione rieducativa della pena (artt. 3 e 27 Cost.) prevedendo per il sequestro a scopo estorsivo una risposta sanzionatoria eccezionalmente grave non mitigata dalla previsione di una circostanza attenuante che consenta al gi...

Il principio di adeguatezza e proporzionalità delle misure cautelari

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          L’art. 13 della Costituzione, sancisce l’inviolabilità della libertà personale quale baluardo insormontabile dello Stato Democratico. Al comma II vincola la restrizione di tale libertà alla sussistenza di un atto motivato dell’autorità giudiziaria, nei soli casi e modi previsti dalla legge. In tal modo, il Costituente ha posto un’eccezione alla inviolabilità di quella che costituisce la principale libertà di ogni Stato moderno, ancorandola al tempo stesso a ben precisi presupposti di fatto e di diritto che, necessariamente, devono ricorrere affinché la si possa legittimamente restringere. Il dettato costituzionale delinea quindi una riserva di legge ed una riserva di giurisdizione, che trovano la loro giusta collocazione rispettivamente agli artt. 272 e 279 c.p.p.