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Visualizzazione dei post con l'etichetta Misure cautelari

Detenzione in carcere e rischio contagio da Covid-19

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                                     Cassazione, Sez. V, 6 ottobre – 9 dicembre 2020, n. 35013 Il fatto storico Con il provvedimento del 21/4/2020 il G.i.p. di Caltanissetta accoglieva l’istanza ex art. 299 c.p.p., sostituendo la misura originariamente applicata con quella degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto di comunicazione con persone diverse dai familiari conviventi, ritenendo, da un lato, che lo stato di salute del M. fosse incompatibile col regime carcerario, essendo lo stesso affetto da più patologie che, secondo quanto attestato dal sanitario del carcere, lo facevano ritenere particolarmente esposto a pericolo per la vita in ipotesi di infezione da Covid-19; dall’altro lato, che le esigenze cautelari potessero essere ben salvaguardate con gli arresti domiciliari presso l’abitazione con l’ausilio del braccialetto elettronico. Propone appello ...

Misure cautelari: termini di durata

Tizio è in regime di sorveglianza speciale con obbligo di permanenza presso l’abitazione familiare dalle ore 19,00 alle ore 8,00 di ogni giorno. In data 18.12.2013, a seguito di un tumultuoso litigio con il padre, alle ore 23,00 esce di casa violando le prescrizioni. I militari, recatisi presso il domicilio per il regolare controllo, ne constatano l’assenza. Trascorsi due giorni in cui Tizio si rende irreperibile, lo stesso si reca spontaneamente dai Carabinieri per costituirsi spiegando l’accaduto. Ai sensi del comma 3 dell’art. 75 D. Lgs. 159/2011, i Militari, pur non versando Tizio in una situazione di flagranza, procedono all’arresto. Il 19.12.2013 in sede di direttissima, optando per il rito abbreviato, viene condannato alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione con applicazione della custodia cautelare in carcere. Nell’attesa della fissazione del giudizio di appello, trascorsi tre mesi dall’applicazione della misura coercitiva personale, l’imputato chiede al propri...

Riesame misure cautelari reali

Cassazione Sezioni Unite 28.03.2013 – 17.06.2013 n. 26268 La massima “Nel procedimento di riesame del provvedimento di sequestro non è applicabile il termine perentorio di cinque giorni per la trasmissione degli atti al tribunale previsto dall’art. 309 comma 5 c.p.p., ma il diverso termine indicato dall’art. 324 comma 3 c.p.p. avente natura ordinatoria”. Il Tribunale del Comune di Y, sezione impugnazioni misure cautelari penali, conferma il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip avente ad oggetto un sito web nel procedimento penale a carico di Tizio, indagato del delitto di diffamazione ex art. 595 commi 1 e 3 c.p. Avverso l’ordinanza confermativa, l’indagato propone ricorso per Cassazione, lamentando violazione della legge processuale. A tenore del ricorso, è da dichiararsi la perdita di efficacia del provvedimento di sequestro poiché gli atti erano giunti al giudice del riesame 6 giorni dopo la richiesta. La Suprema Corte, nella sua composizione più autorevole...

Appello cautelare: cognizione

Cassazione sez. I 02.07.2012 – 13.11.2012 n. 43913 La massima: “ in tema di appello cautelare, stante la natura devolutiva del giudizio, la cognizione del giudice è circoscritta entro il limite segnato non solo dai motivi dedotti dall’impugnante, ma anche dal decisum del provvedimento gravato” Con la pronuncia in commento, la Corte di Cassazione ha statuito che in tema di procedimento di appello de libertate, in ragione della natura pienamente devolutiva del giudizio, la cognizione del giudice è circoscritta entro il limite segnato sia dai motivi dedotti dall’impugnante che dal decisum del provvedimento gravato. Ne consegue che il thema decidendum proposto nell’atto di impugnazione deve coincidere con quello sottoposto alla cognizione del giudice a quo . In sede di appello ex art. 310 c.p.p. non possono quindi proporsi motivi del tutto nuovi rispetto a quelli avanzati nell’istanza sottoposta al giudice di I grado. Parimenti, al giudice ad quem è precluso il poter...

Custodia cautelare e 416 bis c.p.

Corte Costituzionale 25-29 marzo 2013 n. 57 Con riguardo agli artt. 3, 13 e 27 della Costituzione, il Tribunale di Lecce ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 275 comma III c.p.p. nella parte in cui prevede che, laddove sussistano gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p., è applicata la custodia in carcere salvo che siano acquisiti  elementi da cui non emerga l’assenza di esigenze cautelari. La norma viene censurata perché non contempla l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici da cui emerga che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte anche con misure diverse, meno afflittive rispetto alla custodia in carcere che rappresenta pur sempre l’ extrema ratio . Innanzitutto, la Consulta richiama precedenti decisioni. Come ha avuto modo di chiarire (sentenza n. 139 del 2010) le presunzioni assolute, soprattutto quando limitano un diritto fondamentale de...

Misure cautelari e valutazione degli indizi

Sempronio, direttore di un’importante Asl del nord Italia, sospettato di aver manipolato in favore di un suo parente il concorso per l’assegnazione di un incarico di dirigente medico fornendogli in anticipo gli argomenti della prova scritta, viene attinto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I gravi indizi di colpevolezza che il Gip ha posto a fondamento della sua ordinanza si basano sulle dichiarazioni di Mevio che tuttavia non è in grado, rectius non vuole,  indicare la fonte da cui ha appreso la notizia. La difesa di Sempronio è assunta dall’Avv. Caio, noto penalista, il quale si prepara, entro i termini di legge, a proporre Riesame ai sensi dell’art. 309 c.p.p.

Il Gip che applica la misura cautelare può essere lo stesso che dispone il giudizio immediato

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La massima : “il giudice che ha emesso un provvedimento cautelare personale non è incompatibile a provvedere in ordine alla richiesta di giudizio immediato nei confronti dello stesso imputato e per lo stesso fatto, dato che si tratta di valutazione che non definisce né una fase del procedimento né un grado di giudizio” . Con sentenza del 18 gennaio 2011 n. 5349 la III sez. penale della Cassazione ha ritenuto che non vi sia incompatibilità tra il giudice che emette misura cautelare e quello che dispone il giudizio immediato. Invero, occorre prendere le mosse dall’ art. 34 c.p.p. che determina (ed elenca) i casi di incompatibilità del giudice. Ebbene, rileva la Corte, dal tenore della norma non è dato ravvisare alcuna incompatibilità tra il giudice che ha disposto il giudizio immediato e quello che emette la misura cautelare poiché il giudice che decide favorevolmente sulla richiesta inoltrata dal Pm ai sensi dell’art. 454 c.p.p. non dichiara o concorre a dichiarare una s...

Il principio di adeguatezza e proporzionalità delle misure cautelari

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          L’art. 13 della Costituzione, sancisce l’inviolabilità della libertà personale quale baluardo insormontabile dello Stato Democratico. Al comma II vincola la restrizione di tale libertà alla sussistenza di un atto motivato dell’autorità giudiziaria, nei soli casi e modi previsti dalla legge. In tal modo, il Costituente ha posto un’eccezione alla inviolabilità di quella che costituisce la principale libertà di ogni Stato moderno, ancorandola al tempo stesso a ben precisi presupposti di fatto e di diritto che, necessariamente, devono ricorrere affinché la si possa legittimamente restringere. Il dettato costituzionale delinea quindi una riserva di legge ed una riserva di giurisdizione, che trovano la loro giusta collocazione rispettivamente agli artt. 272 e 279 c.p.p.