sabato 31 agosto 2013

Violenza sessuale e tentativo

Cassazione penale IV sezione 16.04.2013 – 22.07.2013 n. 31290


In I e II grado, Tizio viene ritenuto colpevole del delitto di cui agli artt. 81, 56 e 609 quater c.p. per aver posto in essere condotte idonee e dirette in modo non equivoco a compiere atti sessuali con minori.

Proposto ricorso per Cassazione, la III sezione annulla con rinvio il provvedimento impugnato per i seguenti motivi.
La Corte osserva che i giudici di merito, condannando Tizio, hanno aderito all’indirizzo secondo cui in caso di violenza sessuale su minore il bene giuridico tutelato è non già la libertà di autodeterminazione (non essendo il minore in grado di esprimere valido consenso) bensì l’integrità psico-fisica lesa nel caso di specie dalle condotte dell’imputato concretatesi in approcci pesanti ed insistenti verso i minori.

La III sezione ha ritenuto configurabile il delitto anche in assenza di contatto fisico tra imputato e persona offesa purché la condotta sia idonea a violare la libertà di autodeterminazione e presenti il requisito della intenzionalità.

In merito ai requisiti della condotta posta in essere da Tizio – idoneità e non equivocità – i giudici di merito non avevano fornito una motivazione sufficiente in relazione agli specifici comportamenti ascrivibili all’imputato.
Rilevato quindi il vizio di motivazione, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza impugnata invitando il giudice di merito a valutare l’alternativa della sussistenza del tentativo di violenza sessuale ovvero del reato contravvenzionale di mere molestie.

La Corte di appello conferma la condanna di I grado ritenendo che le condotte poste in essere da Tizio configurano il tentativo di violenza sessuale che, secondo la giurisprudenza più recente, prescinde dal contatto fisico.

Propone ricorso per Cassazione l’imputato, ritenuto infondato e rigettato dalla Suprema Corte per i seguenti motivi.
Innanzitutto, si specifica come la giurisprudenza di legittimità abbia chiarito la differenza tra il delitto di violenza sessuale e la contravvenzione di molestie specificando che la nozione di atti sessuali di cui all’art. 609 bis c.p. comporta necessariamente un coinvolgimento della corporeità sessuale della persona offesa (Cass. sez. III 28.09.1999 n. 2941).
Se ne deduce che non possono reputarsi “atti sessuali” tutti quegli atti i quali, pur esprimendo una concupiscenza sessuale, non coinvolgono fisicamente la persona offesa.

La corporeità è quindi elemento necessario per qualificare un atto come sessuale.
Non sono pertanto tipiche tutte quelle condotte che non coinvolgono il corpo della vittima perché non costretta a compiere o subire atti sessuali.

Nel caso di specie, occorre tener presente però che Tizio è stato condannato non già per atti consumati ma tentati.
La Corte di merito è stata chiamata a valutare non la corporeità degli atti commessi, bensì se gli stessi fossero idonei, mediante un giudizio ex ante, ad invadere la sfera corporea delle vittime.

Orbene, la condotta posta in essere da Tizio in danno dei minori è stata caratterizzata da inviti a seguirlo in ascensore, in casa o nel parco, accompagnando gli inviti con gesti concreti.
Correttamente dunque i giudici di merito, prosegue la Cassazione, hanno ritenuto la condotta invasiva idonea alla costrizione.
L’univocità emerge dal tenore delle frasi pronunciate nonché dall’indicazione dei luoghi di consumazione.

Sulla scorta di tali considerazioni, la Corte ha rigettato il ricorso reputando non necessario nel caso di specie il contatto fisico per il delinearsi del reato di atti sessuali con minorenne.



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